Situazione che ha assunto i contorni di un sequestro di persona con annessa estorsione
Prenotiamo con tre giorni di anticipo al Nomad. Il giorno stesso della prenotazione riceviamo una mail in cui ci viene chiesto se accettiamo di cenare all’Azhar, indicata come sede estiva del Nomad. Acconsentiamo.
Siamo in tre. Paghiamo 151 euro per una cena senza infamia e senza lode: fin qui, nulla di particolarmente grave.
Il problema nasce all’uscita. Non ci viene consentito di lasciare il locale perché una delle tre tessere consegnateci all’ingresso — una semplice tessera in carta lucida, del valore, a essere generosi, di pochi centesimi — risulta smarrita. Per poter uscire ci viene richiesto il pagamento di ulteriori 60 euro.
In pratica, una situazione che ha assunto i contorni di un sequestro di persona con annessa estorsione. Ci viene inoltre riferito che “a Torino nei locali si fa così”, secondo non si sa bene quale regio decreto, norma del codice civile o direttiva europea.
Uno dei tre, in disaccordo con gli altri due, decide infine di cedere a questa richiesta e pagare, pur di andare via.
Resta lo stupore che in una città civile come Torino possano essere tollerati comportamenti del genere, che definire scorretti è persino riduttivo.
Assolutamente da evitare.








